La Ricerca del funambolo: Equilibrarsi

Quando vedo tre arance, faccio il giocoliere.

Quando vedo due torri, ho voglia di passare da una all’altra.

 

Philippe Petit

Questa frase fu pronunciata da Philippe Petit agli agenti di polizia quando lo arrestarono il 7 agosto 1974. Il famoso funambolo francese aveva appena terminato la sua camminata su un cavo d’acciaio teso tra le Torri Gemelle del World Trade Center a New York.

Anche i sogni impossibili iniziano con un piccolo passo.                          

Questa frase è l’incipit del film del 2015 The Walk  firmato da Robert Zemeckis (Ritorno al futuro, Forrest Gump, Cast Away). Film che racconta della vita di Petit e di questa impresa audace, futilmente e pazzamente coraggiosa.

Una ricerca, non un semplice mettersi in gioco per amore del coraggio…

Philippe Petit scoprì la sua passione per il funambolismo da ragazzino.

Nella sua vita fu arrestato più di cinquecento volte. Nessuna autorizzazione, nessuna pubblicità o rivendicazione artistica: questa la ‘firma’ di Philippe Petit per le sue imprese funamboliche che subito diventavano degli eventi.

La sua prima performance, che lo rese famoso nel mondo, fu a Parigi nel 1971.     

Petit tese una corda tra i due campanili della cattedrale di Notre Dame e camminò tra le torri, mentre per strada  lo guardavano stupite centinaia di persone.

Una volta tornato per terra, la polizia lo arrestò.

Ma la sua più grande, insensata e stupefacente performance fu la camminata su un cavo teso a 400 metri di altezza tra le Twin Towers di New York.

Petit la immaginava da quando aveva diciassette anni. Nella sala d’attesa di un dentista aveva letto in una rivista un articolo che documentava  il progetto e la costruzione delle Torri.

Alla fine del 1973, Petit si recò a New York e iniziò a preparare l’impresa in ogni dettaglio, come sempre: Un allenamento speciale, diversi sopralluoghi, un cavo studiato e creato apposta per quella location che tenesse conto di altitudine, venti e pendenza.

Affittò anche un elicottero per scattare delle fotografie aeree delle Torri e ne costruì un modello in scala.

Durante la fase di costruzione delle Torri Gemelle, Petit, aiutato dai suoi collaboratori, riuscì a trasportare in cima alle Twin Towers tutta l’attrezzatura tecnica. Ingannò il servizio di sicurezza con documenti falsi e travestimenti. I suoi collaboratori si spacciarono per degli elettricisti e Petit per un giornalista di una rivista d’architettura che doveva intervistare gli operai.

Alle 7:15 del mattino del 7 agosto 1974, il venticinquenne Philippe Petit realizza il suo sogno. Cammina avanti e indietro per otto volte tra i tetti delle Torri Gemelle.  Come ‘pavimento’ ha un cavo di acciaio lungo più di 60 metri teso a 400 metri d’altezza dal suolo.

È vestito di nero e tiene saldamente un’asta tra le mani per mantenersi in equilibrio. Cammina, si sdraia sul cavo, si inginocchia e saluta gli spettatori che, a terra, lo guardano fra gli applausi.

La polizia, accorsa nel frattempo anche sui tetti delle torri, gli ordina di fermarsi. E quando è il momento, termina la sua balade, la sua passeggiata, e viene arrestato.

L’impresa ottenne una grande copertura mediatica per cui il Procuratore distrettuale di New York fece cadere tutte le accuse a suo carico,  condannandolo solo a esibirsi per i bambini a Central Park.

Su quell’impresa in seguito Petit scrisse il libro Toccare le nuvole, da cui nel 2008 fu tratto Man on Wire, un documentario che vinse un Oscar e moltissimi altri premi.

Essere un funambolo non è un mestiere, è un modo di vivere. 

Una traversata sul filo è una metafora della vita: c’è un inizio, una fine, un progresso.    E, se si fa un passo di lato, si muore. 

Il funambolo avvicina le cose destinate a restare lontane; è la sua dimensione mistica.

 

Philippe Petit

La vita è formata da estremi. La vita è una tensione tra opposti. Essere esattamente nel mezzo per sempre significa essere morti. La via di mezzo è solo una possibilità teorica; solo di rado si è nel mezzo, in quanto fase di transizione.

Immagina di camminare su una corda: non potresti mai stare esattamente nel mezzo a lungo. Se ci provi, cadi. Essere nel mezzo non è una condizione statica, è un fenomeno dinamico. L’equilibrio non è un nome, è un verbo: è un equilibrarsi.
Il funambolo si sposta in continuazione da sinistra a destra, da destra a sinistra. Quando ha la sensazione di essersi mosso troppo verso sinistra e ha paura di cadere, immediatamente si bilancia, spostandosi verso l’estremo opposto, verso destra. Certo, passando da sinistra a destra c’è un momento in cui si trova nel mezzo.                                                                                                                                                                              Non evitare gli estremi, e non scegliere mai alcun estremo. Resta disponibile a entrambe le polarità – questa è l’arte, il segreto dell’equilibrarsi. La nostra mente ama scegliere: ecco perché insorge il problema. Rimani libero da scelte. E qualsiasi cosa accada, e ovunque ti trovi, a destra o a sinistra, nel mezzo o non nel mezzo, godi il momento nella sua totalità. 

La vita contiene entrambe le cose: porta con sé grande sofferenza, e porta anche grande piacere. Dolore e piacere sono due lati della stessa medaglia. Il positivo e il negativo si accompagnano, sono inevitabilmente uniti, sono indivisibili. Sono due aspetti della stessa energia.
Non riesci a vedere alcuna bellezza nella tristezza? Meditaci sopra. La prossima volta che sarai triste, non lottare, non sprecare tempo lottando. Accetta la tristezza, dalle il benvenuto – lascia che sia un ospite benaccetto. E osservala in profondità, con amore, con attenzione. E rimarrai sorpreso perché vedrai che la tristezza possiede alcune bellezze che la felicità non potrà mai avere. La tristezza ha profondità, mentre la felicità è sempre superficiale. La tristezza ha lacrime, e le lacrime scendono a profondità maggiori di qualsiasi risata. La tristezza ha un silenzio proprio, una melodia che la felicità non potrà mai avere. 

Vivi la vita in tutti i modi possibili; non scegliere mai una cosa contrapponendola a un’altra, e non cercare di vivere nel mezzo. E non cercare di equilibrarti – l’equilibrio non è qualcosa che puoi coltivare. L’equilibrio è qualcosa che nasce come frutto dell’esperienza di tutte le dimensioni della vita.

Osho, The Fish in the Sea is Not Thirsty, chapter 11

Siamo come dei funamboli alla ricerca della verità.

Con le nostre pazzie che spesso non confessiamo nemmeno a noi stessi.                            Le nostre compensazioni, distorsioni umane, e i nostri sogni più o meno consapevoli.      Siamo funamboli alla ricerca della verità.

Ultima, essenziale, appagante.

 

Prayan Mariangela Bettanini

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