Dalla collina…

Vivo su una collina. Da qui, osservo il mondo.

Vedo alternarsi le stagioni e scorrere i giorni: dalle albe pastello di primavera ai mezzogiorni estivi abbaglianti e i tramonti infuocati; dalla neve ai primi narcisi; dalle lune piene alle notti senza luna… e quelle con le stelle cadenti…  Qualche volta ho visto la luna oscurare il sole.

Da tempo vivo qui.

Vedo persone abbracciarsi, immobili. Si fondono l’uno nell’altro: essenza e cuore, un solo essere. Poi si staccano. Ognuno per la sua strada. La maggior parte di loro veste una tunica color rosso tramonto.

Verso sera, sembrano prepararsi per una festa: si lavano, si vestono di bianco e si dirigono verso il grande edificio in fondo alla collina. Laggiù, portata dal vento, arriva la voce di un uomo. È una voce rara: tra le parole, c’è il silenzio di una notte fonda, quando la campagna riposa sotto una coltre di neve. Poi arriva della musica e per tre volte tutti gridano: ‘Osho! Osho! Osho!’

Queste persone qui sotto, invece, hanno appena mangiato una torta e festeggiano. E tanto per cambiare, che cosa fanno? Ridono!  È da ventuno giorni che li osservo. Nella prima settimana, il suono delle loro risate risuonava dappertutto e per tutto il giorno, a crepapelle!

E che scherzi si facevano! A una che stava accucciata, le han messo un uovo sotto. In effetti, rideva proprio come una gallina. Aveva una risata contagiosa. Qualcuno le disse che sarebbe stata brava a tenere questa Meditazione. Ma lei era presa da altro. Già da qualche giorno la sua energia fluiva con gli abitanti della Comune. Sembrava già appartenere a questo luogo. Al terzo giorno la sentii dire a un compagno: ‘Se tra poco spunta su dalla collina la Darshana per le adesioni al sannyas*, divento una discepola di Osho.’ Detto fatto, la Darshana spunta dalla collina! E la tipa che ride come una gallina prende il sannyas. Riceve un nuovo nome. Una promessa di Amore, per sé e per il mondo.

Un’altra tipa era arrivata qui un po’ stonata. Non parlava e se ne stava a letto, immobile come un cadavere. I suoi compagni l’hanno presa di peso- lei e il materassino- e le han fatto il funerale, con tanto di mala** e di fiore in mano. Da morire dal ridere, davvero.

Di pomeriggio andavano a lavorare nei campi e negli orti. La neo-sannyasin*** che rideva come una gallina cantava ai pomodori, mentre li annaffiava. Il giardiniere una volta le disse: ‘Continua! Chissà come saranno felici quei pomodori!’

Alla fine della settimana, queste persone non sapevano più perché ridevano. Sdraiate a guardare il soffitto,  ridevano per delle mezz’ore sane. O forse era la loro pancia che rideva…

Il Buddha meditava così, con la risata di pancia.

Comunque, la Meditazione che queste persone hanno fatto si chiama Mystic Rose, la Rosa Mistica. Dopo ventuno giorni di queste pratiche, qualcosa cambia, si trasforma. Come le bisce quando cambiano pelle lasciando quella vecchia per terra a seccarsi al sole. O come il bruco che diventa farfalla.

All’ottavo giorno, silenzio. Giù dal fondo dello stradone arrivavano nuove voci. Ognuna, con un suono diverso, raccontava una storia di gemiti, di singhiozzi e di grida che mi scuotevano nel midollo. Parevano i lamenti di un animale ferito a morte o braccato in una tagliola. A volte si udivano ruggiti di tigre o di leone. E allora l’aria si riempiva di forza e fierezza. Quelle voci provenivano da quelle stesse pance che per giorni avevano riso a crepapelle. Qualcuno sbatteva dei cuscini per terra e qualcun altro tirava giù il calendario con tutte le madonne e madonnine che qui in Toscana sanno bene come invocare. Di riflesso, stavo meglio anch’io. Qualcosa veniva estirpato e restituito all’esistenza. E, si sa, lei accoglie tutto e tutto trasforma, da sempre. Certo è che arrivavano su dallo stradone con certi occhi e certe facce! Stavano in silenzio per il resto della giornata. Camminavano insieme. Si tenevano per mano. Si guardavano negli occhi. Stavano abbracciati, accogliendo le lacrime del compagno.

Al quindicesimo giorno, non volava più una mosca. I tipi non sparivano più in fondo allo stradone, ma ogni mattina mi passavano davanti per andare in una zona appartata. E lì, stavano seduti immobili, per ore con gli occhi chiusi e la schiena diritta. L’insegnante dal bel sorriso- una tipa alta, forte e dolce- teneva in mano un bastone. Se qualcuno si assopiva o si distraeva, lei glielo posava sul capo. In qualche momento li ho sentiti essere come me.

Osho dice che io e i miei simili siamo liberi da questa cosa che si chiama ‘mente’. Dice che è utile per le cose pratiche della vita, ma distoglie l’essere umano dal vivere come un essere naturale. Lo porta a voler essere diverso da ciò che è.

In effetti, questi esseri umani spesso sono distanti: da me, dal cielo, dai campi, dagli animali. Sembrano altrove.

Io non ho di questi problemi, grazie a dio. Non voglio essere qualcosa d’ altro.

Io sono.

E, in questo momento, faccio ombra a questi esseri umani che celebrano la fine della loro Meditazione della Rosa Mistica.

Sono una quercia, la prima a sinistra, quella che fa ombra alla tavola rotonda. Mi incontri non appena arrivi al Centro di crescita spirituale ‘Osho Miasto’, a Casole d’Elsa, Siena.

Vivo su questa collina illuminata.

Da qui, osservo e amo il mondo.

*sannyas = è una resa, un arrendersi al Maestro e all’esistenza. Si riceve un nome che esprime due qualità. Una c’è già nella persona, l’altra descrive il percorso da incarnare nella vita. Per es. Atmo (il più profondo) Prayan (viaggio)

**mala = collana di semi che ricevi quando diventi un discepolo, con in fondo la foto di Osho

***sannyasin = discepolo

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