Nei primi mesi del 1890 si manifestò nel mondo un ‘quadro regalo’ che un pittore dedicò al suo nipotino, battezzato col suo stesso nome: Vincent Willem van Gogh.
Un quadro che celebra la vita che rinasce: un tenero, delicato germoglio infrange la dura corteccia dei rami di mandorlo.
Un augurio di vitalità e di bellezza per la giovane vita del suo nipotino appena nato.
Un inno alla vita e alla gioia, ben più grande e commovente se pensiamo che il pittore dipinse l’opera confinato, nella paura di diventare pazzo. Sono i mesi di Saint-Rémy-en-Provence, quei 12 mesi in cui Vincent van Gogh vive recluso in un ospedale psichiatrico con la diagnosi e i sintomi dell’epilessia.
Durante questo periodo di ricovero volontario, Vincent dipinge circa 150 tele, tra cui il capolavoro ‘Notte stellata’
Immaginare un ramo di mandorlo in fiore stagliarsi su un cielo così azzurro-turchese, testimonia una sua ripresa e una dedizione a nutrire la sua fiducia nel domani e la sua forza vitale.
La rappresentazione grafica e la composizione priva di prospettiva del mandorlo ricordano l’eleganza delle stampe giapponesi ukiyo-e che Van Gogh, come molti altri artisti a lui contemporanei, ammirava e di cui possedeva una collezione di più di 600 esemplari.
Non era la prima volta che Vincent dipingeva un ramo di mandorlo in fiore …
Per noi, che oggi conosciamo la sua storia, questo è un quadro che contempliamo celebrando il ‘Vincent artista’, ma soprattutto il ‘Vincent uomo’, con le sue speranze, la sua forza d’animo e la sua dedizione.
Perché questa sarà per lui l’ultima fioritura, l’ultima primavera.
Lettera a Theo van Gogh, N° 857