Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte.
Johann Wolfgang von Goethe
Ascoltare è un’arte. Che sia un ascolto semplicemente cognitivo-mentale o che sia un ascolto generato dall’apertura del cuore, ascoltare oggi, nel tempo del multitasking e delle mille distrazioni quotidiane, è un’arte. Un’arte perché ci vuole una sorta di passione, e impegno. Bisogna voler fortemente ascoltare e ascoltarsi.
Il rumore che distoglie dal presente.
Tantissimi stimoli esterni ci distolgono: il cellulare a portata di mano interrompe le nostre azioni e le nostre conversazioni.
La vita si muove velocemente: gli attimi di calma appaiono un miraggio così come la presenza del nostro fare e il silenzio interiore.
Parliamo, ma raramente comunichiamo: le nostre parole emergono il più delle volte da uno spazio di urgenza, e raramente sono davvero ascoltate. Raramente c’è contatto col nostro prossimo, raramente c’è intimità con noi stessi.
Udire meccanicamente: le modalità.
Nel quotidiano l’ascolto viene spesso sostituito da automatismi protettivi:
§ L’ascolto meccanico: si sentono i suoni senza comprendere davvero il significato profondo delle parole.
§ Il multitasking visivo: si controlla lo schermo dello smartphone mentre l’altro sta parlando.
§ L’interruzione anticipata: si chiude la frase al posto di chi parla, guidati dalla fretta o dal desiderio inconscio di dimostrare prontezza.
§ Talvolta ci si mette in cattedra per sentirsi visti, ascoltati, e non ascoltare l’altro.
Ascoltare significa fermarsi e rivolgere la totalità della nostra attenzione verso l’interno e verso l’esterno: il prossimo, l’ambiente circostante, noi stessi.
La soglia del giardino del cuore.
Un giorno, leggendo un libro di Jacques Bonhomme, psicologo e grande esploratore dell’espressione vocale mi colpì questa sua riflessione:
Ascoltare significa essere pienamente presenti e ciò non tollera approssimazioni, ma richiede la totalità di sé. Essere protagonisti di sé stessi e della propria vita significa mettersi in ascolto e ritrovare il silenzio al di là della febbre mentale e delle incessanti rappresentazioni della nostra mente, talvolta sregolata e inadatta agli eventi dell’esistenza.
Saper ascoltare significa tornare al qui e ora, in un rapporto semplice con gli eventi e le persone. Non può esistere un buon emittente che non sia prima di tutto un buon ricevitore. L’ascolto è quella disponibilità dell’uomo, nella sua interezza, a entrare in contatto con ciò che lo circonda.
Jacques Bonhomme
Questa frase ha spalancato il cancello di un giardino in parte già esplorato, ma ancora ricco di mistero e di sacralità. Da questa intuizione è nato il desiderio di creare un percorso dedicato a collegare il senso dell’udito alla dimensione del cuore.
Un ascolto che si sviluppa in tre direzioni: verso l’esterno, verso l’interno e oltre, collegandosi alla dimensione del cuore spirituale.
I passi del percorso interiore.
Attraverso lo studio e la pratica dell’ascolto consapevole:
§ Sperimenti la differenza tra l’automatismo dell’udire e l’azione dell’ascoltare.
§ Affini la sensibilità verso i suoni della natura, la voce del prossimo, i tuoi desideri e le tue intuizioni.
§ Prendi consapevolezza di quando sei presente- e quindi ascolti – e di quando la mente si distrae.
§ Comprendi la differenza tra l’ascolto mentale e lo spazio interiore del cuore spirituale (Vijnana Bhairava Tantra).
§ Instauri una relazione più profonda perché quando ascolti una persona dalla dimensione del cuore, questa lo percepisce immediatamente. Si sente ricevuta, entra in intimità e sperimenta la sensazione di essere la benvenuta, si sente vista e rispettata. E naturalmente instauri una relazione più profonda con te. Ti apri a te, in comprensione e compassione, diventando capace di cogliere i tuoi desideri profondi e le tue intuizioni. Farai scelte dettate dalla tua verità e non dalle necessità dell’ego.
Il canto del mare termina sulla riva
o nei cuori di chi l’ascolta?Khalil Gibran
Una testimonianza vissuta.
Quando imparai ad ascoltare dal cuore, le voci che accoglievo iniziarono a rivelarmi molto più delle semplici parole. Oltre i vocaboli percepivo le sfumature emotive, e si apriva un mondo di comprensione nuova e intima.
La voce di quella persona accarezzava o scuoteva il mio sentire, facendomi vivere come parte di un tutto. Oltre alla sua qualità vocale e a come la modulava, esisteva uno spazio in cui la mia parte profonda entrava naturalmente in contatto con la sua. Una fusione in presenza: dentro e fuori.
Il cuore comprende e lascia essere.
Sii gentile con te,
Prayan
Il prossimo passo insieme.
Se senti la chiamata per un lavoro sul tuo modo di ascoltare, ti invito a scoprire le date degli incontri in presenza e dei workshop nel mio Calendario del tempo interiore.
Se preferisci, puoi muovere i primi passi nello spazio contemplativo della Pausa Poetica del Lunedì, un appuntamento gratuito via email che colora di meraviglia e di profondità tutta la settimana.